Portami dove sono

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Portami dove sono

Nella mia adolescenza, ho avuto la fortuna di incontrare una persona speciale, che ha rappresentato per me una vera guida. Uomo di immensa cultura e umanità, con un’apertura mentale che ho visto in pochi della sua generazione, aveva la straordinaria capacità di farmi la domanda giusta al momento giusto e io quella di non capire se il quesito fosse nato prima in lui o al tempo stesso anche in me.
Dopo ogni incontro con lui facevo inesorabilmente un passo in avanti con la mia vita.
Gli adulti intorno a me si sgolavano, ogni giorno, nel tentativo di dare un’educazione ai più giovani: precetti, massime, consigli e talvolta anche ordini, tutti finiti nella pattumiera.
Con lui, in un’ora di colloquio, spunti di riflessione, soluzioni, progetti.
Ma quanto A? potente sto punto interrogativo?
Tanto. E sapete perché? Perché le soluzioni le vogliamo trovare da noi; anche quando ci sembra che non siamo in grado di farlo e deleghiamo agli altri, prima o poi sentiamo il bisogno di riappropriarci della nostra vita. E come possiamo farlo se non operando delle scelte e assumendoci la responsabilità delle nostre azioni?
È a questo punto che ci vuole una buona domanda, utile per stimolare i neuroni.
Per esempio: quando abbiamo un problema di qualsiasi natura, la prima cosa che potremmo chiederci è: “come posso risolverlo?”. Attenzione: è altro da “devo risolvere il problema”. L’affermazione blocca il cervello, per non parlare del “devo” che cade come una tagliola.
La domanda, invece, ci porta immediatamente sulla soluzione, evitandoci quella noiosissima (e, lasciatemelo dire, controproducente) operazione di analisi meticolosa del problema, dalle origini alle conseguenze. Mi direte che se non si conosce la causa di un problema difficilmente lo si risolverà. Riflettiamo: quando ti chiedi “come posso evitare che questo problema si verifichi di nuovo?” non stai affrontando la causa, anche se indirettamente?
Quando ti chiedi: “se non risolvessi il problema cosa accadrebbe?” non stai affrontando le conseguenze?
Le domande conducono alla nostra struttura profonda, dove andiamo a ritrovare antiche passioni, sogni abbandonati, risorse che avevamo dimenticato di avere. Sono una grande fonte d’ispirazione.
Oggi che ne conosco l’utilità, mi dà un’enorme soddisfazione vedere nei miei “interrogati” lo stupore delle cose riscoperte.
Ecco il vero valore di una domanda: portarti là dove tu sei già anche se non lo vedi.

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